Io Di Me
Blogger: canna

A VOLTE NELLA MIA TESTA CADE UNA GRANDINE MOLTO VIOLENTA, FORSE PASSEGGERA E POI RITORNERA' (...) E NON C'E' LOGICA PER LAMIA TESTA QUANDO CADE UNA GRANDINE TROPPO VIOLENTA...SO CHE E' PASSEGGERA,MA POI RITORNERA’ (Donà)


Il Dr.Psycho dice che sono l'ultimo degli sfigati
Scopri cosa dice di te su http://psycho.asphalto.org/test/.

 

  • Contattami
  • Il mio profilo
  • Linkami


Cursors - Get this CursormyspaceMySpace LayoutsFriendster Layouts
 

Opinioni

Io sono contro l'uso delle K al posto della C

No all'Utente Anonimo: aderisci anche tu!


Chi Passa e Si Disorganizza
Non C'è Niente di Particolare

(a parte il fatto che mi manchi)

Questo è il primotemporale dell'estate, dal mattino ripulisce la città. Con le sue dita affilate si sta muovendo già. Ti ho ferito con un bacio per metà,ma l'hai capitoche non ho fatto apposta.Sulle vetrine bagnatecolano prezzi da dimenticare. Ma non c'è niente di particolare,a parte il fatto che mi manchi. E non c'è niente di particolare, vorrei essere con te. Ma non c'è niente di particolare,com'è strano raccontartiche non c'è niente di particolare. L'ho sentito passare sopra i tetti come un gridodi elettricità.Qualcuno al telegiornaledice che il mondo sta per finire. Ma non c'è niente di particolare, a parte il fatto che mi manchi. E non c'è niente di particolare, vorrei essere con te. Ma non c'è niente di particolarecom'è strano raccontarti. che non c'è niente di particolare.L'asfalto si fonde coi pensieri lasciati affondare,affondare. Ma non c'è niente di particolare, no,a parte il fatto che mi manchi.E non c'è niente di particolare, vorrei essere con te. Ma non c'è niente di particolarecom'è strano raccontarti. che non c'è niente di particolare.

Cristina Donà

Così Tanti?
*loading* visite

Foto Recenti

Credits
Template e grafica by
IN ARIA... & kiocciola

Foto by
Sarah Steffens

Distribuito su
IN ARIA..., kiocciola, NST & GRAFICA DI STILE
...E IL MIO MAESTRO MI INSEGNO' QUANTO E' DIFFICILE TROVARE L'ALBA DENTRO ALL'IMBRUNIRE ...
venerdì, 01 febbraio 2008
COSI' E' SE VI PARE

Una sera d’inverno del 1988 mio padre disse a noi figli che potevamo scegliere ognuno tre brani di musica classica da poter ascoltare.

Era un gioco, ma io ero una bambina seria e mi impegnai per svolgere una scelta molto ponderata alla fine la mia classifica comprese:

- Carmina Burana Carl Orff

- Sinfonia n.9 Beethoven

- ninna nanna Brhams (volgarmente chiamata dalla mia famiglia "mi mi sol")

I miei fratelli quella sera scelsero a caso dall’infinita collezione di mi padre.

In questi giorni di inerzia dopo aver svolto l’ultimo esame universitario mi sono imposta di combattere l'avanzare del tempo, ho consegnato curriculum in ogni libreria, ho rivisto amici di vecchia data e ho frequentato nuove conoscenze, ma sentivo che la mia serietà apparteneva comunque ad un luogo troppo lontano, l’assenza dei miei mi rendeva libera ma il mio proverbiale disordina mi imponeva spazi molto limitati.

Poi mi sono guardata allo specchio e ho deciso che era tempo di pretendere la serietà da me stessa prima che da chiunque altro.

Così è.

“Pensieri disorganizzati” è arrivato al capolinea, scelta ponderata e ruminata a sufficienza da ritenere che sia quella giusta.

Poche parole perché di parole non ce ne sono mai abbastanza.

Chi vorrà ricevere l’indirizzo della mia nuova casa dovrà semplicemente inviare una mail a questo casella  di posta: cannamia@gmail.com , o scriveremi un messaggio privato su questo account che comunque rimarrà attivo perché non vorrei dimenticare nulla di quello scritto su queste pagine.

Purtroppo potranno farlo solo coloro che non mi conoscono, tutti gli altri potranno alzare il telefono, mandare un messaggio (o attendere che lo faccia io) e sarà bello cogliere l’occasione per fare due parole e chiedersi reciprocamente “come va?”.

Infine, GRAZIE a tutti quelli che da tre anni hanno in qualche modo condiviso con me questo viaggio.

 

Caselli d'autostrada tutto il tempo si consuma
Ma Venere riappare sempre fresca dalla schiuma
La foto della scuola non mi assomiglia più
Ma i miei difetti sono tutti intatti
E ogni cicatrice è un autografo di Dio
Nessuno potrà vivere la mia vita al posto mio
Per quanto mi identifichi nel battito di un altro
Sarà sempre attraverso questo cuore
E giorno dopo giorno passeranno le stagioni
Ma resterà qualcosa in questa strada
Non mi è concesso più di delegarti i miei casini
Mi butto dentro vada come vada

(Lorenzo-Jovanotti Mezzogiorno)

                                                                                                    Canna

Disorganizzazione di : canna alle ore febbraio 01, 2008 16:19 | link | commenti (3) | categoria: fine
lunedì, 28 gennaio 2008
PENSIERI PSEUDO ESISTENZIALI

Privatizzo o non privatizzo??

Questo è il dilemma, lo scopo per cui è nato questo blog è la divulgazione pubblica della mia esistenza senza porre limiti ai miei pensieri che doverbbero essere disorganizzati, ultimamente la divulgazione disorganizzata si fa difficile perché so che in preda al delirio posso scrivere cose di cui pentirmi e di cui non vorrei dare spiegazione (già capitò in passato con un'amica e me ne pentii amaramente), il non voler dar spiegazioni non è una forma di mancata responsabilità ma non sempre qullo che scrivo lo penso intimamente e mai fu mio intento ferire...mi accorgo inoltre  che per molte persone leggere come procede la mia vita su queste pagine funge da pretesto per non chiedermi mai come sto (ma forse anche questo è un delirio di tipo persecutorio).

Risolvo il dilemma e torno da voi.

 

P.s. l’ultimo esame universitario sembra porterà esiti positivi, io mi godo la vacanza rimanendo a casa finalmente sola con la famiglia in vacanza!!

Disorganizzazione di : canna alle ore gennaio 28, 2008 16:01 | link | commenti (6) | categoria: riflessioni, canna pensiero
venerdì, 25 gennaio 2008
LE TEORIE DI CANNA

La capacità di immagazzinare informazioni nella mia memoria non è in discussione, la considero un dato di fatto dal momento che contiene ancora a distanza di anni le informazioni che provano la sua potenzialità. Ma per chi fosse giunto al mio blog in una versione pignola del Sé fornirò le prove di questa tesi.

1° ) all’età di sei anni decisi che dovevo scegliere un ricordo inutile da immagazzinare per provare a me stessa e al mondo intero che io non dimentico nulla. Il pomeriggio schiacciai lo sciacquone del water con la nuca. il ricordo è perfettamente immagazzinato con annesso anche i particolari spiacevoli quale il freddo del bottone di ferro sulla pelle e il dolore che mi provocò lo sforzo (provare per credere, spingendo lo sciacquone con la mano la pressione è minima con la nuca si fatica particolarmente)

2°) all’età di otto anni decisi che una prova per la memoria non era sufficiente. Calciai un barattolo di coca cola arrugginito all’altezza del capolinea dell’autobus vicino a casa mia, lo calciai che era appoggiato sull’asfalto e lui andò nel prato, il calcio fu sferrato con la gamba destra. Era una giornata calda.

Ora che vi ho fornito queste prove posso proseguire con il post.

Ieri mattina appena sveglia constatando che non avevo più il raffreddore ho pensato “il raffreddore inizia con il male alla gola (che ultimamente è faringite ma questa non è una legge universale) diventa poi raffreddore, il primi giorni è sopportabile poi aumenta fino a un giorno di apice (naso colante per intendersi) e il giorno seguente si guarisce!”

Questo dimostra che Canna ama teorizzare sulla vita e a volte ci azzecca.

La prima teorizzazione (e qui entra in gioco il concetto della memoria) la feci a quattro anni. Mio padre aveva fatto la guardia in ospedale e io avevo dormito nel lettone con mia mamma appena sveglia chiesi a mia mamma cosa ne pensasse del sogno fatto, lei mi chiese cos’avessi sognato, io mi spazientii e le dissi che avevamo sognato l’asilo e la strada per arrivarci, avevamo sognato che lei mi accompagnava all’asilo. Mi madre mi chiese a chi si riferisse il plurale. Io perplessa le chiesi cos’avesse sognato lei. Da quel giorno capii che ogni persona fa sogni diversi e io non sono necessariamente nei loro sogni.

La seconda teorizzazione la feci quando avevo sette anni. Chiami la mia compagna di classe Susy a casa, decisi che per farlo le avrei fatto più squilli come quando il telefono suonava a casa mia e non si limitava a fare un solo “drinnn” allora abbassai la cornetta ad ogni primo “tuuu” del telefono. Alla sesta volta Susy rispose e mi disse “sai che c’è uno sciocco che continua a fare squilli e chiudere la conversazione!?” quel giorno capii che ad ogni “tuuu” del telefono corrisponde uno squillo (Susy non seppe che lo sciocco ero io).

Negli anni teorizzai sempre meno… ma negli ultimi giorni mi trovo a fare teorizzazioni poco credibili, rimprovero me stessa sottolineandomi che perché un concetto diventi teoria bisogna basarsi su prove stabili.

Esempio:

“L’amore può passare ma il cuore si libera con fatica… e se non è il cuore qualcosa che ci assomiglia…questo lo posso dedurre perché la settimana successiva alla fine della mia storia ero fermamente convinta che avrei trovato una sostituzione prima della partenza della mia famiglia per le vacanze, oggi mancano tre giorni e io sono chiusa come un ruccio”

Questa non è una teoria!

1 “e se non è il cuore qualcosa che ci assomiglia” non ha valore scientifico

2  potrei non avere trovato nessuno perché sono imbruttita

3  potrei non aver trovato nessuno perché esco poco dovendo studiare

4  ho delle aspettative molto alte per questo sono chiusa come un riccio

5 mancano ancora tre giorni

5 ecc ecc

P.s.questo blog si fa noioso...finisco sempre lì.

N.B. oggi non sono triste

Disorganizzazione di : canna alle ore gennaio 25, 2008 16:03 | link | commenti (5) | categoria: riflessioni, comunicazioni di servizio, delirando, ricordi di vita vissuta, canna pensiero
martedì, 22 gennaio 2008
ANTISTAMINICI DI VECCHIA GENERAZIONE

“Nel caso un giorno il cielo esplodesse

Tu mi terresti le mani calde

Almeno fino a quando il peggio sarà passato…

Nel caso un giorno non credessi più a niente

Tu sapresti aiutarmi a correre ancora da sola

Desiderandomi bene per me stessa…”

 

Ho preso un farmaco per il raffreddore che impediva il mio lento sciogliermi tra le braccia di Morfeo. Pochi secondi dopo con gli occhi chiusi e un torpore mi ha sconvolto il cervello…non pensavo più a nulla e finalmente priva di ragionamenti scivolavo nel sonno.

La guerra aveva invaso le strade della mia città, io scappavo sulle Torricelle con un elmetto nella mano, indaffarata con il fucile mi domandavo se si trattasse della prima o della seconda guerra mondiale.

In una trincea cercavo il segnale per chiamare M.

“come stai? Pensi di arruolarti nell’esercito?”

Lei si era arruolata con i suoi compagni della scuola.

Guardando all’orizzonte una bomba che esplodeva pensavo che ormai era finita, quell’ultima telefonava confermava le mie paure.

La sentivo profonda quella paura, mi immobilizzava le ossa, appoggiata alla vetrina di un tabaccaio di Mestre la vedevo entrare con una divisa perfettamente stirata, mi aveva visto e deliberatamente mi stava ignorando, e io avevo paura, quella paura.

Sveglia

Per un attimo avverto ancora quella paura, che ricordo ancora troppo bene, ottobre, novembre…

“è tutto finito…”

Scesa dal letto con la palpebra calante incrocio mio padre nel corridoio…

“hai preso ancora l’a…. (nome del farmaco preso)?”

“si…”

“non prenderlo più…contiene degli antistaminici  di vecchia generazione che agiscono il sistema nervoso!”

Ora capisco tutto..

Sono passati due mesi…

Io potrei sospettare che sia passato un anno, forse anche tre, i giorni sono attimi ma si sommano lentamente l’uno con l’altro.

Lo studio stranamente procede, anche se mi domando chi ci sarà alla mia laurea, credo inviterò solo la mia famiglia, magari solo papà e mamma…

Pochi mesi fa, pensavo che ci sarebbe stata molta gente…ma ora che ci penso si sarebbe tratto solo di gente che avrei invitato alla mia laurea ma non sento più da due mesi, è bastato così poco per cambiare radicalmente le mie aspettative. Com’è possibile?

Riesco a sorridere per più di qualche minuto…

Quando penso che mi manca… respiro… non durerà ancora per molto

Quando penso che è meglio così… respiro… non durerà ancora per molto

Quando penso che sono felice… respiro… non durerà ancora per molto

Quando penso che sono triste… respiro… non durerà ancora per molto

Quando penso che non rivivrei un solo giorno… respiro… non durerà ancora per molto

Quando penso che rifarei tutto… respiro… non durerà ancora per molto

Quando penso … respiro… non durerà ancora per molto

C'è qualcosa che rimane, nel mio cuore, nel suo e se respiro questo pensiero rimane...anche con i miei dubbi e le mie paure...

ma, tornerò me stessa il giorno che ricomincerò a credere che esista un sentimento costante nel tempo, ora lo so, come so che non devo più prendere antistaminici di vecchia generazione.

 

“Se atterri nell’ombra

Ricorda la luce anche se nascosta

Pensa leggero come un foglio leggero

Assecondando anche le curve violente

Vola leggero

Su di un foglio leggero

La paura appesantisce la mente”

Disorganizzazione di : canna alle ore gennaio 22, 2008 17:27 | link | commenti (9) | categoria: m , viaggi onirici
giovedì, 17 gennaio 2008
CANNA, MOTORINO E GABBIANI

Lui dice “la sanità pubblica dovrebbe essere garantita in uno stato di diritto…”

Io rimango zitta ad osservarlo… è come nuovo, al posto di lamentarsi dovrebbe essere felice delle cure ricevute…

Lui dice “nonostante tutto mi sento stanco… continuo a pensare a lei… mi manca..”

Temo mi domandi di finanziargli una cura psicoterapica, vorrei dirgli che non ho soldi, ma in queste conversazione mi distraggo e finisco con il dare l’impressione di essere attenta.

Lui dice “quanto durerà ancora?!”

È una domanda a cui non so rispondere…

Lui dice “ricordi quando amavamo questa città? Quando sulle sue strade ci sentivamo padroni del mondo? Vorrei tornare in quel momento e non rifare tutto da capo…”

Lo accarezzo distratta…

Lui dice “la mia vita è un lavoro a cottimo…una barchetta in mezzo al mare…”

Lo guardo incattivita, il vittimismo è concesso solo a me, mi annoia chi ne abusa e trovo detestabile che in questo momento delicato della mia esistenza qualcuno ignori i miei problemi per sfogare i suoi, poi la citazione di De Gregari la trovo inopportuna.

Stingo il freno e schiaccio il dito sull’accensione, tossisce e si mette in moto.

Quasi 300 euro per le sue sofferenze ed ha pure io coraggio di lamentarsi.

Lo spingo sulle strade bagnate, lui finge di scivolare, ma io sono l’unico essere a cui nella mia vita concedo di essere patetico, gli altri mi innervosiscono.

I miei giorni si alternano tra il nulla e qualche debole speranza, ho voglia di esistere, ma rimango troppe ore a guardare fuori dalla finestra senza una minima reazione.

Cosa spinge un gruppo cospicuo di gabbiani a girare intorno sulla piazzetta del mio quartiere?

Questa è la domanda a cui mi preme rispondere, ogni mattina è la stessa scena, dura circa un’ora, i gabbiani sono davvero troppi perché io riesca a trovare il coraggio di andare a vedere di persona cosa li attrae tanto.

Il coraggio mi manca per fare qualunque cosa.

Mi hanno detto che dopo l’esame potrebbero inserirmi come professoressa di chimica e biologia in una scuola di parrucchieri, ho deciso di accettare perché il mio portafoglio è ai minimi storici, ma so per certo che quello che mi stuzzica è l’idea di mietere vittime tra gli alunni…voglio seminare il terrore con interrogazioni e compiti in classe, lo voglio!

Ora è tempo di…

Rimango a pensare troppo a lungo… devo fare dei progetti, riappropriarmi dei miei sogni, sono stata così sciocca da pensare che l’amore potesse sostituire le mie ambizioni, è tempo di mettersi in marcia e tornare a coltivare speranze per il mio avvenire.

Ora è tempo di…

Fare l’esame

Laurearmi

Operarmi alla tiroide

Lavorare in una libreria

Scrivere un libro

Pubblicare mille mila copie

Essere acclamata in tutto il mondo

Rilasciare un intervista pubblica in cui dichiaro apertamente di essere il messia

Ristabilire la pace nell’universo

Morire in croce

Resuscitare.

P.S. il blog credo inizi a procurarmi danni collaterari al cervello...questa notte ho sognato che dovevo trovare una camicia da abbotonare (Ndr: vedi post precedente)

Disorganizzazione di : canna alle ore gennaio 17, 2008 11:46 | link | commenti (4) | categoria: delirando, canna pensiero
lunedì, 14 gennaio 2008
L'ULTIMO BOTTONE

Ogni cosa riesce a produrre in me un sentimento nostalgico la sensazione di voler essere ancora in quel punto preciso del tempo anche se indietro non ci tornerei Ora che tutto è concluso non troverei il senso delle mie parole non troverei la gioia di un momento con molta pazienza al massimo potrei ricostruire i passaggi e difendermi da questo...

dolore

Ho pensato molto all'ultima parola prima di accettare la definizione del mio sentire perché dolore ha un significato importante e io mi ostino a sottovalutare la situazione Cadranno i ricordi dai miei occhi fino al cuore li passerò in rassegna uno per uno quando saranno finiti abbottonerò l'ultimo bottone della camicia perché non possa mai più dire se non avrò più mani amore mio non credo più a nulla e sospesa nel mio vuoto mi dico che ritornerà l'estate la primavera e sarà nuovamente inverno e io da qui dovrò cadere ricominciare a vivere con questi occhi queste braccia queste gambe e questi pensieri La fuga ha dei limiti il tempo ne costituisce i confini scivolerà lungo l'anima la necessità di muoversi affrontando l'assenza di coraggio Sarà un passo dopo l'altro una nuova corsa all'ultimo fiato senza più considerare la prossima radice dell'albero il prossimo marciapiede sconnesso la prossima gamba tesa L'incoscienza fa vivere sereni io attendo ritorni e allo stesso tempo ne temo l'arrivo domandandomi cosa rimarrà di me stessa cosa ho perso e cosa mi servirà questa sospensione Devo curare i polmoni non prendono mai abbastanza fiato come se qualcuno li avesse perforati e ad ogni lungo respiro avverto che da qualche angolo di me fuoriesce aria fumare non mi aiuta ma non sono più io tutto questo ammasso di carne e ossa che porta il mio nome Tornadametornadametornadame Lo ripeto piano e sottovoce perché il fiato non lo posso sprecare Come vivi tu Me lo domando spesso se ci trovi gusto ora a fare la spesa sopportando la noia  mi chiedo se almeno lo trovi il senso dei tuoi giorni Non ho risposta ancora non so la differenza tra prendere una decisione e subire una scelta Se non stai bene mi dico che non è certo per la mia assenza e se ti capitasse di pensarlo posso dirti con certezza che non rimane nulla tutto quello che resta di me non ti piacerebbe più la parte migliore ha smesso di appartenermi già da tempo Non hai perso nulla E racchiuso nei miei ricordi rimane qualcuno per cui avevano senso i miei giorni Ora spetta a me ritrovare il bandolo della matassa ora anche ora che non credo più a nulla.

ORA BASTA!

Ma non finisce mai devo arrivare fino alle radici non posso fermarmi alla chioma dell'albero e credere che distruggendo questa avrò ripristinato la situazione Non posso fermarlo questo vagare nei ricordi

Cortona Mantova Assisi Perugia I colli Verona il Lago la pioggia il mare il caldo la pace casa.

Arriverò fino in fondo fino all'ultimo bottone dell'ultima camicia abbottonato con cura.

Disorganizzazione di : canna alle ore gennaio 14, 2008 15:47 | link | commenti (8) | categoria: riflessioni, delirando, organi interni
sabato, 12 gennaio 2008
DUEPUNTI PARENTESI APERTA

La santa anima di mia nonna se mi vedesse ora me lo direbbe con la solita faccia infastidita e agitando le mani come faceva una volta “Ma Bruttona! Sa feto? Varda che te rimani così se non te la pianti!!

Lo diceva ad ogni smorfia che facevo, e la convinzione che ci metteva nella folle paura di avere una nipote sfigurata mi portava la faccia alla normalità. Mia nonna aveva delle amiche d’infanzia complesse e assai sfigate, c'era quella che per un tic nervoso era rimasta offesa per il resto della vita, quella che erroneamente era caduta nel fiume  con il ciclo mestruale ed era rimasta paralizzata e quella che era rimasta chiusa in casa per due giorni dopo il matrimonio facendo credere a tutti che in realtà aveva passato due giorni in viaggio di nozze a Venezia.

Non ci credo più, nonna mia, le tue amiche sono amiche di tua nonna prima di te, la mia generazione ha internet e notiziari ad ogni ora, non ci credo più alle leggende popolari, così il continuo con il mio giochetto anche se mi sono imposta regole precise.

Ho scoperto ieri in un attacco di tristezza che se piegavo le labbra verso il basso la mia immagine assume l’espressione dei due puntini e la parentesi aperta. Se mi guardo allo specchio sembro solo deficiente, ma dall’interno mi sembra quasi che la mia fisicità si abbracci con il mio sentire, così ogni volta che sono sola assumo queste fattezze.

: (

Ho deciso che non devo abusarne, solo quando sono davvero molto triste posso farlo, altrimenti perderebbe di significato e non devo mai farlo davanti a una qualunque altra persona.

Giunta davanti al motorino e memore dalle passate esperienze, prima di spingere sulla pedalina, gli sussurro piano “lo so che ti manca…ti capisco…ma ti prego proviamo a farlo insieme questo viaggio nell’assenza… da parte mia ti prometto che nessuno prenderà il suo posto sulla tua sella fino a quando non sari pronto.”

Non c’è stato verso di metterlo in moto, sono scivolata sull’accensione graffiandomi la caviglia, ho imprecato e rabbiosa ho chiuso il lucchetto, non ho aggiunto altro, non si merita la mia comprensione. Forse è un’illusione che due dolori siano affini, ognuno soffre a modo suo.

Ogni canzone mi porta alla memoria cose passate, un giorno mi è stato detto che è solo il desiderio di condividere che fa credere che quel determinato/a cantante abbia in quella precisa canzone espresso il tuo stesso sentimento.

 

“L'ho sentito passare sopra i tetti come un grido di elettricità.

Qualcuno al telegiornale dice che il mondo sta per finire.

Ma non c'è niente di particolare, a parte il fatto che mi manchi.”

 

Arrivata in centro per prendere un libro non ricordavo più da che parte dovessi prendere l’autobus per tornare a casa, rimane così poco di me stessa che anche il proverbiale amore per la mia città è rimasto su quel treno che mi ha riportato a casa quasi due mesi fa, se smetto di leggere e ascoltare musica non esisto più, lo penso e piego le labbra

: (

Mi prendo le mani e prometto solennemente che non lo farò mai più quest’errore, mai più perderò me stessa, ora mi ritrovo e poi non mi lascio più andare, ma so che non è semplice, so che è davvero tutto da rifare.

E ora basta, con me stessa lo devo ammettere, al primo che passa io apro anima e cuore, e se esagero a parlare di me è perché non è facile vedermi, è perché spero che alla fine rimanga un po’ di tristezza nel vedermi partire, ad ogni sorriso mi affeziono, ogni incrocio di sguardo mi è indispensabile, non ho più quindici anni in cui mi bastava chiudere la porta della camera per essere certa che nessuno esistesse più, sono cambiata così tanto che non sono rimasta al passo con me stessa...

Seppiatelo tutti il mio cure è spalancato e senza filtri, una volta entrati potete rimanere li, io non ho un buttafuori, però vi sia chiaro che questo non ha nulla a che vedere con la fiducia, per quello miei cari non ci sono speranze, solo due persone nella mia vita se la meritano, una la pago l’altra la conosco dieci anni. Risiede nella vostra coscienza la decenza di non approfittarne, chi non possiede un Super-Io non è il benvenuto.

Io piego le labbra perché così mi va!

: (

Disorganizzazione di : canna alle ore gennaio 12, 2008 11:48 | link | commenti (3) | categoria: canna pensiero
venerdì, 11 gennaio 2008
CARA VALENTINA

Ho preso un treno per Padova per bere un caffè con Valentina. Valentina mi piace molto, non è bella fisicamente ma trasuda intelligenza, le poche persone che sanno di questo mio sentire mi dicono sgranando gli occhi “ma l’hai vista bene??” io le persone le vedo come piace a me, perché hanno quella faccia li in quel determinato momento, perché accavallano le gambe, o sorridono con una mano sulla bocca…

Ascolto Max Gazzè a ripetizione sempre e solo “cara Valentina” sogno un giorno capiterà di sedermi con lei alle panchine della mia facoltà e canticchiarle questa canzone.

Forse oggi, quando saremo sole a bere un caffè le canterò sottovoce questa canzone, facendole credere di avere un motivetto per ogni persona anche se mi chiedesse una cosa del tipo “e se mi chiamassi Marika che mi canteresti?” credo se lo facesse rimarrei senza parole .
“Max Gazzè sarà abbastanza colto per una come Valentina?”

Lei è molto colta, emana cultura da ogni parte di sé, ammetto questo mi piace di lei più di tutta se stessa, se dovessi scegliere tra Valentina sempre con la gonna e Valentina colta la scelta la farei subito.

Valentina colta!

La gonna però mi mancherebbe…

Valentina mi stima molto, nonostante confrontata a lei la mia situazione universitaria sia pietosa, nonostante io sappia che la mia cultura è tutta un’altra cosa, io mi ci sciacquo la bocca, le cose le succhio agli altri esseri umani, il tutto sta riportare frasi e pensieri con un certo tono, ma potrei dirle che a volte ascolto Sergio Endrigo, quello è vero e forse fa più cool.

Valentina mi ha mandato un messaggio ieri sera, dice che lei non mangia il panino alle panchine della facoltà, ha da fare, io le dico ok, mi domanda se sarò a Padova domani, in realtà non devo andarci, non ci va nessuno, rispondo forse.

“se ci sei la mattina ci beviamo un caffè alle macchinette?!”

Me lo chiede lei, è un si assicurato.

ho preso il treno la mattina presto.

La biblioteca è piena di persone, mi siedo nell’angolo verso la finestra attendo un suo messaggio, sarò sola con lei per la prima volta.

Una volta l’ho accompagnata a casa.

Lei era venuta ad una festa in bicicletta e aveva paura di dover tornare a casa di sera, allora io ho preso la mia bici e ho fatto la strada con lei, fino a casa sua, sotto casa avrei voluto dirle qualcosa ma lei mi ha detto “ciao” allora ho girato la bici e sono tornata a casa.

Valentina da quella volta non ha più voluto che la accompagnassi a casa, ogni volta che ci penso mi domando se qualche mio gesto di quella sera abbia tradito i miei sentimenti.

Valentina ora se viene ad una festa mi dice “no, non serve che fai la strada con me, sto superando le mie paure!”

A me non piace che le persone si modifichino, mi piace che le cose diventino rutine, mi sarebbe piaciuto che Valentina da quella sera avesse scelto me come sua accompagnatrice.

Sarà lei a fare la prima mossa.

Io non mi schioderò mai dalla mia immobilità lei mi dirà che qualcuno le ha detto di me…anche lei è così…e io le piaccio molto!

No, forse mi bacerà una sera d’estate, poi arrossirà e mi dirà “scusa, non volevo” allora imbarazzata le prenderò le mani e le dirò che lo aspettavo da tempo.

Forse una sera si siederà vicino a me e lentamente mi sfiorerà le dita.

No, fra qualche ora davanti alla macchinetta del caffè mi lancerà uno sguardo languido, mi dirà che sulle panchine della facoltà c’è troppa gente…lei non deve più studiare, ha mal di pancia, preferisce tornare a casa… io dirò una cosa tipo “ah… va boh…” allora lei mi inviterà a casa sua, mi farà un pranzo a base di insalata, io le sorriderò lei mi sfiorerà le dita e staremo in silenzio a fissarci occhi negli occhi.

Valentina avrà la gonna.

Io le canterò la canzone di Max Gazzè.

“scusami. non sto molto bene, non vengo in facoltà ci vediamo nei prossimi giorni.

Vale.”

In stazione un treno mi riporta a casa.

La prossima volta Valentina ti canterò la canzone!

 

Correva l’anno 2004 (o forse 2005 io con gli anni ci capisco poco) Valentina poi si fidanzò con un baldo giovane, la mia storia la sapete.

Disorganizzazione di : canna alle ore gennaio 11, 2008 08:37 | link | commenti (8) | categoria: ricordi di vita vissuta
giovedì, 10 gennaio 2008
L'ATOLLO DI RIMINI

So imprecare contro di me per un nonnulla, anche quando l’immagine che do è così diversa da me stessa.

Ho chiuso le porte di sicurezza, preferisco rimanere intrappolata piuttosto che rischiare che qualcuno si infili nella mia vita dall’uscita.

Endrigo non lo ascolto più da quando mi sono dedicata la canzone “mani bucate” mi faccio pena se ci penso, e se vi andate a leggere il testo e pensate di potervi identificare con esso vi fareste pena anche voi.

Non sono io questa, quindi non voglio illudermi di valere così poco e che questa sia una scusante per la versione patetica di me.

Ora ascolto canzoni in inglese così non le capisco e non mi confondo.

Mia madre mi ha consegnato il cofanetto di Repubblica per imparare la lingua, ma al solo vedere 2 cd e 1 dvd mi  rifiuto di tentare, la mia ignoranza ancora mi affascina.

Leggo Fabio Volo per evitare McEwan, l’angoscia è un sentimento insopportabile quando tutto è brullo, perché poi la notte sogno cose strane.

Un atollo nel mare è Rimini. Acqua ovunque e io che penso “Rimini era diversa una volta” ma nell’aria avverto un complotto contro di me.

Un neurochirurgo deve salvare una vita umana, può farlo lui e un altro dottore. Il neurochirurgo è il mio ragazzo temo mi voglia fare del male.

Rimini ha subito delle mutazioni climatiche in un attimo il cielo diventa scuro, i palazzi crollano io mi rifugio in una satanzetta, un gruppo di gatti cerca di entrare, io li allontano con un piede, i gatti soffiano contro di me, ho paura dei gatti, ma il cielo ritorna sereno e i gatti mi sorridono.

Raggiungo il neurochirurgo in una saletta sotterranea, c’è un vetro al posto del muro, siamo sotto l’Adige, inorridita guardo dei bagnanti tuffarsi nel fiume al di la del vetro, penso che dovrei avvisarli, rischiano la lectospirosi. Il neurochirurgo ha dei graffi sulle mani io gli aggiusto le bende e mi aggrappo al suo braccio, porta una giacca rossa, so che vuole farmi del male, ma ho voglia di stare aggrappata a lui come se non sospettassi le sue intenzioni.

Mi sveglio.

Penso “è una vita che non sogno i bagni nell’Adige e la lectospirosi!” era un sogno ricorrente fino a qualche anno fa.

Ho voglia di dormire una notte ancora in quel letto lontano a due piazze, voglio dormire il sonno dei giusti perché ancora non ho commesso atti che ledano la mia coscienza, ma a quanto pare il mio inconscio la vede in modo diverso.

Ho comprato occhiali nuovi, giacca nuova e maglione nuovo. Vorrei bastasse per immaginarmi migliore di quello che sono. La realtà è che mi amo molto di più di quanto riesca a dimostrare quando scrivo su questo blog ogni giorno mi dico che non devo scrivere quando ho la luna storta, ma poi cado nel tranello di credermi più creativa nel malumore rispetto ai gironi sereni. Non è vero!

Disorganizzazione di : canna alle ore gennaio 10, 2008 11:14 | link | commenti (7) | categoria: viaggi onirici
martedì, 08 gennaio 2008
SERGIO ENDRIGO

Non ho pazienza.

Endrigo continuo ad ascoltarlo, mi dico che dovrei smettere, Endrigo è un ricordo felice della mia infanzia la strada che non finiva mai, mia sorella che incitava mio padre a superare i 100 Km/h  mio fratello che picchiettava la testa al finestrino e io che pensavo “finalmente”.

Endrigo cantava dal registratore portatile, lo si poteva accendere solo in autostrada, con le batterie comprate il giorno prima.

Cantando pensavo che erano giunte le vacanze, avrei fatto i compiti velocemente e sarei andata a fare lunghi bagni al mare.

La realtà purtroppo mi ha sempre dato torto.

Lo ricordo bene il mare ormai scuro e la sabbia fredda sotto i piedi.

Prima delle sette non finivo mai di fare i compiti.

Quando mi sono incattivita non lo so, forse sono stati gli anni passati sui quaderni che mi hanno fatto propendere per la superiorità piuttosto che sull’essere inferiore.

Ero piccola.

Discretamente triste.

Ma mi convincevo che tutto mi era permesso se chiudevo gli occhi e mi perdevo in qualche fantasia.

Endrigo lo ascolto ora con un occhio chiuso e il cuore lontano.

Va bene così, smetterò di sentirlo poco prima di avvertire che si lega al ricordo della fine.

Predico così bene che mi illudo di razzolare alla perfezione.

Domani finiscono le vacanze, io non lavoro, ma domani il meccanico(a) dei cervelli riaprirà l’officina, quindi mi getterò a pesce sul lettino e sbrodolerò la mia esistenza.

Meccanico(a) mio, quanto mi è mancato nella triste ovatta di questo natale, nella dolce assenza mentale.

Se commettessi un ingiustizia seppiatelo tutti, sono momentaneamente incapace di intendere e di volere.

Disorganizzazione di : canna alle ore gennaio 08, 2008 11:45 | link | commenti (10) | categoria: riflessioni, malinconia, canna famiglia